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La città fabbrica

Lo sviluppo economico di Follonica, che tutti oramai conosciamo votato al turismo, è nato in realtà intorno al comprensorio dell’ex Ilva quale primo insediamento produttivo dell’omonimo comune affacciato sul golfo dell’arcipelago Toscano.

Prima villaggio di contadini e pescatori che d’estate abbandonavano la pianura per le alture a causa delle paludi infestate da zanzare, Follonica ha iniziato il cammino verso la modernità con le fonderie che lavoravano i minerali (soprattutto ferro) provenienti dall’Isola d’Elba; esattamente come facevano gli Etruschi, padri precursori da cui discende l’attuale popolazione e pare anche il nome stesso di  Ilva.

Ma occorrerà arrivare intorno al 1500 con i Medici che, subentrando a Siena nel dominio di queste terre e ponendo per primi le basi di un’attività organizzata al fine dello sfruttamento dei molti minerali presenti in tutto il territorio circostante la pianura, per parlare di un vero e proprio insediamento fusorio. Dal 1700 al 1800 anche in questa parte di Toscana si sentì l’influenza della Rivoluzione francese prima e dell’epoca napoleonica poi, che sul territorio si tradusse con la  presenza di Elisa Bonaparte Baciocchi e la riapertura delle miniere di allume nell’attuale parco interregionale di Montioni (ne ho parlato nell’articolo Elisa Bonaparte)

Solo con la metà dell’ottocento e l’avvento del Granduca Leopoldo di Lorena, furono costruiti i primi edifici che tutt’ora vediamo visitando “la città fabbrica” nella Città.

Volendo, di storia passata ancor prima di questa appena accennata, ce ne sarebbe parecchia da ripercorrere a partire dal ritrovamento dell’antenato per eccellenza risalente a decine di migliaia di anni fa e a cui fu dato il nome di Oreopitecus Bambolii  (per ricordarne la zona del ritrovamento).

Ma questa parte meriterebbe un apposito approfondimento e perché no, un prossimo articolo: ora ci chiama il cuore di questa Città balneare, vivace e dal mare di incomparabile bellezza, un cuore che è tornato a battere dopo un importante azione di recupero e riqualificazione dell’area e al quale si accede dal più grande cancello monumentale in ghisa presente in Italia …..

Là fuori la Città di oggi, gli uffici, le banche, le abitazioni, strade e negozi; dentro la vecchia città, quella del lavoro duro, del calore dei forni, della polvere, della miseria, ma anche dell’arte. L’arte della ghisa, l’arte di plasmare seguendo l’esperienza e la manualità, il sentimento di uomini, forse rudi nell’aspetto, ma capaci di infinita armonia nelle forme….

E così, per tornare a noi, la paternità di questa ridente cittadina sul mar Tirreno è  stata riconosciuta a Leopoldo II della casata degli Asburgo Lorena, mentre l’anno di nascita ufficiale nel 1832 .

“Canapone”, come venne soprannominato il Granduca poiché il colore dei suoi capelli ricordava quello della canapa, si rivelò un principe illuminato: intraprese la strada della coesistenza di agricoltura ed innovazione degli strumenti di produzione al fine di migliorare, non solo la vita dei suoi sudditi, ma anche per ristabilire un equilibrio economico all’interno del territorio toscano, di cui la Maremma era fanalino di coda, come si direbbe oggi.

Per far questo furono investiti ingenti capitali destinati in parte alle note le bonifiche delle zone umide focolaio di zanzare e di malaria, ma anche ad una sana politica industriale. Otto ettari di terreno furono destinati a questo prodigioso progetto, gli stessi otto ettari che tutt’oggi sono la città nella Città, delimitati da un muro perimetrale che in buona parte confina ancora con due delle principali arterie di scorrimento del traffico moderno.

Dopo anni di abbandono e degrado, dovuti in buona parte ai vincoli esistenti in quanto proprietà del Demanio dello Stato, l’area è tornata al Comune di Follonica attraverso una lunga pratica amministrativa e grazie ai fondi europei intercettati per l’intervento; ma soprattutto portata avanti per anni da amministratori anch’essi illuminati che hanno capito il potenziale derivante dal recupero di quelle strutture e anche l’importanza per i suoi abitanti di rivivere le loro origini in modo accessibile nell’era del  2.0.

E nato così il progetto del Parco Centrale, il cuore rinnovato e rivitalizzato della “città fabbrica” dentro la Città di oggi.

            Farci una passeggiata è un’esperienza particolare.

Appena si oltrepassa il “cancellone” come lo chiamano i follonichesi, il rumore della Città rimane alle spalle e si entra nel silenzio di questi grandi spazi; bellissime alberature, il Palazzo di Leopoldo sulla destra, e poi i viali di pini marittimi, i prati verdi che ti accolgono e ti introducono nel viaggio.

Gli edifici ti parlano del passato ma anche del presente; angoli nascosti di una vita passata si alternano ad interventi moderni e fruibili con le nuove tecnologie. Il palazzo granducale ha all’interno anche un giardino botanico tenuto perfettamente dal Corpo Forestale, e poi la biblioteca che merita decisamente una visita, il Magma (già Museo del Ferro e della Ghisa), la Fonderia n°1 e il Teatro Fonderia Leopolda…..

Passato e presente, si passeggia e si va dall’uno all’altro come attraverso una porta del tempo, perché

ancora oggi tutto questo, anche nella frequentazione quotidiana, ricorda quella storia, quel passato che ha segnato il territorio e le storie di molte delle famiglie che da qui hanno realizzato la loro sussistenza e il loro sviluppo verso il futuro

Vi consiglio quindi una visita nel giardino del palazzo Granducale, (il palazzo è aperto ai visitatori solo nel periodo di maggio in occasione della sfilata rievocativa “Follos” in quanto sede del Corpo Forestale), alla Biblioteca magari anche ai piani superiori, al Magma, al teatro e alla Fonderia n°1, spesso aperti per eventi o manifestazioni; alla chiesa datata 1838 e a tutto il comprensorio dell’ex fonderia.

Follonica non è quindi solo mare e divertimento, sport ed eventi: Follonica è molto altro. Storia e cultura, ambiente nemico e poi domato, sogni e obiettivi talvolta pretenziosi; ma si sa, le belle cose nascono da quelle che ai più sembrano utopie, ma per chi fa la storia esse sono solo partite da vincere.   

 Maria Chiara Pierini


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