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I suoni del silenzio

(al tempo del Covid-19)

Nessuno di noi avrebbe mai immaginato di trovarsi a vivere una situazione come quella cominciata all’inizio di questo marzo. E’ vero che negli ultimi anni a partire con “2001 Odissea nello spazio” non ci è stato negato nessuno scenario catastrofico, come è vero che erano sempre gli anni ’70 quando timidissime testate giornalistiche iniziavano a dare spazio ad altrettanti sparuti ambientalisti che parlavano di inquinamento, rispetto della natura e degli animali, fino ad arrivare a fine secolo con ben più precise dimostrazioni come quella del buco dell’ozono, i cambiamenti climatici, le estinzioni di moltissime razze animali, Greta Thunberg e la necessità di un cambiamento radicale del rapporto uomo-Terra.

Nel cinema, attraverso disastri, pandemie, desertificazione, povertà, morte, buio, l’uomo inteso come specie umana non ne esce mai sconfitto, supera le avversità, sconfigge il nemico visibile o meno, e tira a campare come ha sempre fatto. Anzi, forse anche più carico della propria superiorità.

Poi è arrivato il Covid-19 che non ci ha dato nemmeno il tempo di realizzare che cosa avrebbe portato con sé. Non importa capire perché e per come, almeno in una semplice riflessione che mi sento di condividere con voi. E non ne sarei nemmeno in grado ovviamente.

Voglio invece partire da quello che so e ciò di cui sono convinta, senza darmi nessun obiettivo, senza domandarmi nemmeno dove voglio arrivare.

L’uomo ha esagerato, nei film come nella realtà: ha stuprato l’equilibrio naturale di tutto un pianeta, inquinato mari – fiumi – aria, ha cercato il potere a tutti i costi, si è venduto agli affari più loschi e sporchi, ha mentito, ha prosciugato la Terra della sua linfa, ha sterminato animali e persone ogni volta sotto una bandiera diversa. E’ andato giù duro l’uomo, ha fatto cose di cui non si libererà mai, cose che non hanno mai trovato di eguali “da che mondo è mondo”

Nonostante tutto, probabilmente, ci sarà qualcuno che fermerà il Covid-19 offrendoci una nuova occasione.

Nel frattempo siamo tutti chiusi nelle nostre case, le città, i paesi e poi tutto il pianeta si sono fermati da circa due mesi: blocco pressoché totale e la Terra ha tirato un sospiro di sollievo…l’avete sentito, lo sentite?

Scomparsi i rumori innaturali delle auto, degli aerei, delle industrie, dell’enorme massa umana che invadeva strade e cieli con un ritmo isterico e sfrenato come se non ci fosse un domani…… sono emersi i suoni del silenzio, i suoni naturali, quelli che ci sono e ci saranno sempre anche senza di noi.

Inizialmente destabilizzante, quasi angosciante, il silenzio sta tornando ad occupare il suo spazio e apre lo scenario su nuove conoscenze.

Nel silenzio ho potuto individuare tutte le tipologie di piccoli uccelli che abitano gli alberi circostanti la mia casa, fino a poco fa liquidati con un generico “passerotti” ; ora sono Capinere, Pettirossi, Batticoda, Assioli, Upupe, Civette, ….

Dal satellite vediamo con chiarezza che l’inquinamento atmosferico è decisamente diminuito, e anche quello luminoso e quello acustico e la Terra … respira !!!

Lo sentite? E’ il suono del silenzio.

Gli animali si riappropriano degli spazi, nelle città come altrove, perché finalmente “qualcosa” ci ha rimesso al nostro posto dandoci dei limiti. Sì perché i limiti li avevamo superati da un bel po’, noi, gli uomini che tutto possiamo, gli esseri più intelligenti del Pianeta che avevamo perso la misura e il senso delle cose, rimessi in riga da un esserino invisibile con una corona intorno.

I fiumi sono tornati trasparenti, i delfini giocano nei porti, l’aria è pulita e lo sono anche le strade.

Per questo e anche per le moltissime persone che hanno perso la vita in questo film real-horror, mi piacerebbe pensare che nel silenzio delle nostre case e delle nostre strade, si elaborasse tutti l’idea della necessità di un cambiamento importante del nostro modo di rapportarci a questo Mondo, riacquistando il senso di riconoscenza per il solo fatto di esistere e di rispetto per chi, come la Terra, esisterà anche dopo la nostra estinzione.

Il silenzio con i suoi suoni potrebbe aiutarci, perché è un bene prezioso, ci riconnette agli albori, agli standard primordiali e perduti di una più umana quotidianità, al valore della vita e a riconoscere l’inutilità della moltitudine di totem con i quali ci hanno drogato e che abbiamo adorato per troppo tempo.

Abbiamo riscoperto la solidarietà e l’importanza della socialità, mentre le differenze si sono stinte al sole di primavera. L’ unica cosa importante è rimasta intatta ed è che l’uomo è uno solo (leggi genere umano) e abita la Terra con gli altri animali.

A questo punto la domanda è: vogliamo restare o vogliamo estinguerci?

[Maria Chiara Pierini]
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